IL PROGETTO

E’ il mio omaggio ai Maestri che mi hanno insegnato l’Arte dei Sentimenti: perché le emozioni hanno un suono preciso, hanno parole precise ma per riconoscerle, bisogna impararle.

Sono nato a Napoli nel 1951. Per quelli della mia generazione è stato come bere da subito a una fonte magica. Quel periodo straordinario tra il 1800 e il 1900 o poco più – che aveva raccolto le sapienze di tanti poeti e musicisti su un genere che definiamo “Canzone Classica Napoletana” – era già all’imbrunire ma forti e vive erano le emozioni che aveva lasciato impresse nel cuore degli uomini. Quelle canzoni erano state nella giovinezza dei nostri genitori, avevano educato e infiammato i loro amori, avevano confortato la loro adolescenza straziata dalla guerra. Le nostre mamme le cantavano mentre ci cullavano o per consolarci dopo un pianto disperato. Per me, era come vivere immerso in un teatro a cielo aperto in cui potevo leggere in ogni momento del giorno le radici della mia vita. Quando a soli tre anni ebbi tra le mani una fisarmonica giocattolo fu naturale suonare a orecchio l’unico repertorio che conoscessi e certamente non ero consapevole che stavo frequentando una scuola di vita che avrebbe influenzato tutto il mio divenire. Poi la musica intorno comincerà a cambiare: con la guerra sono arrivati gli americani con il jazz e con il rock che a Napoli diventano Renato Carosone; in casa, lo zio Vincenzo, fratello di mio padre, scrive i versi di “Luna rossa” ma la musica di Vian è già una beguine d’ispirazione afro-americana. Anch’io ho camminato nei suoni contaminati del mio tempo ma “quella guida invisibile” è sempre stata al mio fianco, come un maestro amorevole e saggio che ormai è parte del tuo pensiero.

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IL CONCERTO

Eduardo De Crescenzo voce e fisarmonica
Julian Oliver Mazzariello pianoforte

Introduce all’ascolto
Federico Vacalebre

“AVVENNE A NAPOLI passione per voce e piano” è un concerto sospeso tra la migliore tradizione e innovazione italiana. Eduardo De Crescenzo, già icona di eleganza, già espressione di moderna classicità, interpreta per la prima volta LA CANZONE CLASSICA NAPOLETANA del periodo largamente indicato tra il 1800 e il 1950. Fenesta vascia, Era de maggio, Luna nova, ‘A vucchella, I’ te vurria vasà, Uocchie c’arraggiunate, Voce ‘e notte, Passione, Serenata napulitana, Silenzio cantatore, Maria Marì … sono perle del repertorio che l’ha formato, seppure nell’evoluzione della sua personalità musicale, di quello stile “unico” che lo rende un artista riconoscibile, un napoletano riconoscibile.
Un concerto per raccontare alle nuove generazioni un miracolo che AVVENNE A NAPOLI, quando musicisti pregevoli e grandi poeti intrecciarono i loro talenti e la canzone si fece “Arte”. Crearono un repertorio, figlio dell’Opera – ma anche sua moderna evoluzione – per inventare la “forma canzone” così come la pratichiamo ancora oggi. E’ pure su questo repertorio che si evidenzia la figura “dell’interprete” su quella del “cantante”: il canto Operistico, per quanto virtuoso e nobile, per quanto tecnicamente pregevole, non è più esaustivo, è necessario che il cantante entri nei versi del poeta e li faccia suoi per farli rivivere ogni volta. S’ispira ai dettami stilistici del periodo, la formazione in duo “voce e pianoforte “, tipica nelle “periodiche”, riunioni di pubblico privilegiato nei circoli culturali e nelle case patrizie per ascoltare la musica d’Arte. Farà eccezione solo la fisarmonica di Eduardo, lo strumento che da sempre ispira il suo canto. Accompagna questo viaggio magico il pianoforte talentuoso e internazionale di Julian Oliver Mazzariello. Un omaggio musicale di pregio che vuole restituirci lo spirito autentico di quel tempo in tutta la sua insuperata modernità, che vuole liberare alcune perle di questo repertorio dalle croste del tempo, da contaminazioni inopportune, per restituirle all’atemporalità dei classici.
Introduce all’ascolto Federico Vacalebre, giornalista, critico musicale, autore cinematografico e teatrale, napoletano. Guida sapiente negli umori musicali, culturali, ma anche storici, politici e sociali che determinarono la gloria e la caduta di un fenomeno artistico che ancora identifica, insieme con l’Opera, la musica italiana nel mondo.

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